Crociata omofoba per il gigante d’Africa


di Carlo Maria Miele e Stefano Messina

Orecchini vistosi e treccine colorate sono un cattivo esempio. Specie se a portarli sono dei calciatori famosi. A pensarlo sono in tanti, ma a dirlo, questa volta, è stato un funzionario del ministero dell’informazione nigeriano. “I nostri giovani stanno imitando le grandi stelle del nostro calcio – ha detto Otunba Olusegun Runshewe nel corso di una recente intervista alla televisione di Stato – e non vi è dubbio che, in un mondo in continua evoluzione, l’uso di treccine e orecchini dia un’idea di omosessualità”.

Sul banco degli imputati non sono finiti dei calciatori qualsiasi, ma il capitano della nazionale Jay Jay Okocha – che dopo Eintracht Francoforte, Fenerbahce e Paris SG, gioca adesso con gli inglesi del Bolton – e il compagno di squadra Nwankwo Kanu – lanciato dall’Ajax e in forza al West Bromwich. Gli stessi che il governo di Abuja aveva scelto, solo pochi mesi fa, come testimonial per ottenere i Mondiali del 2010, poi assegnati al Sudafrica. Di certo i due non avrebbero immaginato di finire sotto accusa per il proprio look e di rischiare l’esclusione dalle supereagles. Alla crociata conformista, infatti, si è unita anche la federazione calcistica del paese africano. I calciatori ribelli – ha dichiarato Ahmed Lawan, uno dei massimi dirigenti della locale Figc – “dovrebbero essere sospesi per qualche anno oppure a vita”. Non si tratta, dunque, di semplici dichiarazioni sopra le righe, ma di una vera e propria direttiva per il movimento calcistico nigeriano. E alle parole sono seguiti i fatti. Lawan ha ordinato agli arbitri dei campionati giovanili di proibire la partecipazione a chiunque si presenti acconciato in maniera poco consona, “anche se si tratta dei giocatori migliori”.

Storie di questo tipo non sono nuove nel conformista mondo del calcio. A ogni latitudine. Il campione dei “repressori” resta Daniel Passarella. Durante la sua breve e poco fortunata permanenza sulla panchina della nazionale argentina, l’ex libero di Fiorentina e Inter costrinse Batistuta e altri “capelloni” a rasarsi. Trovò anche una spiegazione logica per quel gesto: i calciatori con i capelli lunghi passano troppo tempo a toccarseli durante la partita, e perdono la concentrazione. In quell’occasione al commissario tecnico della selecciòn rispose Diego Armando Maradona, il più grande e celebre dei calciatori anti-conformisti: “E se un giocatore durante la partita si tocca le palle, che fa Passarella? Gliele taglia?”.

Qualcosa è cambiato negli ultimi anni e ai calciatori, sempre più coccolati, è permessa anche qualche trasgressione. Un po’ dovunque, tranne che a Torino, sponda bianconera. La società più vincente e più contestata del calcio italiano non permette eccessi. In nome dello “stile juve”, Stephan Appiah e Fabrizio Miccoli sono stati costretti a rinunciare all’orecchino. Per andare incontro al volere della società, il Romario del Salento (ora alla Fiorentina) ha smesso anche di rasarsi il cranio e ha nascosto il tatuaggio di Che Guevara sul polpaccio. Un’ossessione, quella juventina, che risale ai tempi di Giampiero Boniperti. Si narra che, subito dopo aver brindato per l’ingaggio di Michel Platini, l’allora presidente abbia invitato il francese a fare un salto dal barbiere.

Ma non è un caso che questa volta la presa di posizione venga proprio dalla Nigeria. E nemmeno è casuale il richiamo alla “omosessualità sospetta” di alcuni calciatori da parte del ministro Runshewe. Nelle parti dello stato africano in cui vige la legge islamica, per i gay è prevista la pena di morte tramite lapidazione. Ma anche nel resto del Paese chi non è eterosessuale rischia grosso. Solo dieci giorni fa, il presidente Olesegun Obasanjo ha definito l’omosessualità una “perversione dell’ordine divino”, e ha solidarizzato con i vescovi anglicani africani riuniti a Lagos che si stanno organizzando contro “l’abominio” gay. “Una tendenza di questo genere – ha dichiarato Obasanjo – va chiaramente contro la Bibbia, è contro natura e assolutamente anti-africana. È verosimile che il Signore, creando gli uomini e le donne, sapesse esattamente cosa faceva”.

Del resto, per scoprire casi di discriminazione nel mondo del calcio non bisogna andare troppo lontano. Basta ricordare quanto è accaduto in Italia negli ultimi anni. Nel `98 Daniela Fini, moglie dell’attuale vicepremier e leader di Alleanza Nazionale, sostenne pubblicamente che un calciatore non può essere omosessuale. La stessa convinzione spinse la Fifa (la federazione internazionale del calcio) a vietare il bacio tra calciatori dopo un gol, giustificandolo con il pericolo di contrarre l’Aids.

Se sabato scorso il portiere Soviero – vero gentleman di Nola – ha fatto un gestaccio, toccandosi l’orecchio all’indirizzo di un avversario, solo una decina di anni fa Gianluca Vialli vinse una causa contro un giornalista che aveva ventilato la sua possibile omosessualità. La motivazione del tribunale era stata che “un calciatore è un simbolo per la società e essere gay non è consono a un soggetto preso a esempio da migliaia di giovani”. Lo stesso argomento usato oggi dal ministro nigeriano per attaccare Okocha e Kanu.

PUBBLICATO SU il Manifesto

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