Il calcio kenyano è nel caos e si affida a Kipchoge Keino


di Carlo Maria Miele

Potrebbe essere Kipchoge Keino il deus ex machina capace di salvare il calcio kenyano dalla peggiore crisi di sempre. Tra tangenti intascate e provvedimenti governativi mancati, la Kenyan Football Federation (Kff) da tempo è sprofondata nel caos più completo. Qualche settimana fa la Fifa ha sospeso il paese da ogni competizione internazionale.

Quando si è trattato di creare un comitato provvisorio per “normalizzare” la federazione, il governo mondiale del calcio ha pensato subito a Keino. L’atleta 64enne, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Città del Messico del ’68 e a Monaco nel ’72, è già presidente del comitato olimpico nazionale. In Kenya è considerato un eroe. Pur guadagnando molto poco dalla sua carriera sportiva, è riuscito a comprare con la moglie una fattoria, creando un alloggio ed una scuola per i bambini senza famiglia. La stessa storia della sua vita è un esempio per i più giovani. I dolori biliari di cui soffriva da sempre rischiavano di ucciderlo, ma Keino scelse di ignorare i consigli dei medici e proseguire nell’attività agonistica.

Adesso lo attende un compito non facile. A marzo il ministro dello sport kenyano Najib Balala ha destituito i funzionari della Kff e il suo presidente Maina Kariuki con l’accusa di corruzione. All’inizio di luglio un tribunale ha formalizzato le accuse del ministro: lo staff di Kariuki – affermano i giudici – ha sottratto dalle casse federali almeno settecentomila dollari. Da allora non è successo nulla. I dirigenti della Kff non sono stati reintegrati né sostituiti. “Non abbiamo avuto altra scelta che sospendere il Kenya” ha scritto il segretario Fifa Urs Linzi in una lettera alla Kff.

Il calcio kenyano si è trovato senza dirigenti a pochi giorni dall’inizio delle qualificazioni per i mondiali del 2006. Il decreto proveniente da Zurigo ha privato le Harambee stars della possibilità di fare l’ennesimo disperato tentativo per accedere ad una competizione internazionale.

In effetti, la storia del calcio kenyano non è gloriosa. Nessuna partecipazione a un campionato mondiale. Fugaci e indecorose apparizioni alla Coppa d’Africa. Il tecnico tedesco Reinhard Fabisch, amato dai tifosi, è stato esonerato bruscamente dopo aver sfiorato la qualificazione per il torneo continentale. Una sorta di vendetta della Kff che era stata accusata da Fabisch di non garantire il benessere dei propri giocatori.

Ciò nonostante, i tifosi non demordono e seguono con passione ogni esibizione della nazionale e delle squadre di club. Quando giocano le Harambee stars ci sono sempre sessantamila spettatori allo stadio e milioni davanti ai teleschermi. A volte la passione è fin troppa: negli anni settanta un calciatore rischiò di essere ammazzato per avere accettato il trasferimento ad un club rivale.

La crisi del calcio kenyano simbolicamente coincide con la crisi politica del paese. Il presidente Mwai Kibaki, arrivato al potere nel 2002, aveva promesso al suo popolo una nuova costituzione e una lotta serrata alla corruzione. Dopo 18 mesi di governo, però, di una nuova Carta non vi è traccia. Le manifestazioni di piazza per le riforme sono state duramente represse dalla polizia che ha ucciso uno studente. Nemmeno il secondo punto del programma di Kibaki sembra procedere nel migliore dei modi. L’ambasciatore britannico in Kenya ha dichiarato che i ministri del nuovo governo invece di combattere la corruzione “mangiano come ghiottoni”.

In un paese afflitto dalla crisi economica e dalla disoccupazione il calcio è ancora un elemento di unione, capace di far passare in secondo piano barriere etniche e di classe. In Kenya è lo sport più diffuso, giocato nei campetti delle periferie urbane e dei villaggi. I bambini si arrangiano con i palloni di stracci, come nell’Europa del dopoguerra, e i campi dell’Eastlands di Nairobi sono ancora il serbatoio preferito per la locale Premier League.

Per i miliardari campionati europei, però, il paese africano non rappresenta ancora una terra promessa. Nessun osservatore della serie A farebbe mai lo sforzo di arrivare fin lì per trovare un paio di adolescenti a poco prezzo da inserire nella propria squadra. I calciatori kenyani che hanno la fortuna di giocare nei campionati esteri si contano sulle dita di una mano. Gli eroi calcistici nazionali sono gli sconosciuti Ronald Ogonda e Bonaventure Maruti. Proprio Maruti è il calciatore kenyano che ha avuto più fortuna all’estero. Dopo un’esperienza nel campionato universitario statunitense, l’attaccante è approdato in Svezia, segnando sette gol nella sua prima stagione con la maglia dell’Orebro. Il suo compagno di nazionale Ogonda invece è rimasto solo un anno in Belgio, nel Gent. A fine stagione i dirigenti fiamminghi hanno preferito non rinnovargli il contratto. In compenso Ogonda ha subito trovato un nuovo ingaggio con leCoast stars. In Kenya.

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